COSTI DI RECESSO E CAMBIO GESTORE IN TELEFONIA Le nuove regole stabilite dall’AGCOM

Ad alcuni sarà capitato di voler cambiare operatore telefonico dopo aver visto una promozione più conveniente o semplicemente più adatta alle nostre esigenze, ma di aver poi cambiato idea venendo a conoscenza degli alti costi per il recesso anticipato dal contratto.
Ebbene: l’Autorità garante per le comunicazioni (AGCOM) ha realizzato nuove linee guida sul tema dei costi di recesso, con l’intenzione di abbattere queste spese a carico del consumatore.
Innanzitutto individuare i costi quando si intende cambiare operatore telefonico è quasi sempre molto difficile. Spesso l’utente, attratto in un primo momento da promozioni convenienti, resta vincolato per un periodo di tempo piuttosto lungo, trovandosi poi ad affrontare spese ingiustificate nel momento in cui chiede il recesso anticipato dal contratto.
L’AGCOM ha chiarito la sua posizione (già emersa da due recenti provvedimenti nei confronti di Tim e Fastweb) facendo presente, le criticità legate a tale fenomeno.
Nello specifico, nel documento possiamo leggere che gli operatori imputerebbero “costi di recesso non commisurati al valore del contratto e alle reali spese sostenute per la disattivazione del contratto e alle reali spese sostenute per la disattivazione della linea e trasferimento ad altro operatore”.
MA QUALI SONO I COSTI CONTESTATI DALL’AUTORITÀ?
1) I costi di recesso di base: l’anomalia di questo tipo di costi risiede nel fatto che questi dovrebbero essere commisurati al costo effettivamente sostenuto dall’operatore nelle operazioni di recesso e al valore residuo del contratto telefonico. La modalità attuale delle compagnie telefoniche sembra invece andare in un’altra direzione, in quanto vengono applicati dei costi fissi per il recesso e l’utente che chiude il contratto, si trova addebitato un costo che può andare dai 50 agli 80 euro; costi che secondo l’autorità, sono ben più alti di quelli sostenuti dall’operatore.
2) I costi di disdetta prima della scadenza di una promozione: questo costo può diventare il più gravoso per l’utente che ha deciso di attivare un contratto, spinto dalla convenienza di una promozione. Alla chiusura del contratto prima della scadenza della promozione attivata, gli operatori chiedono il pagamento, non solo delle rate residue al termine della promozione, ma anche la somma corrispondente allo sconto percepito fino a quel momento. Dunque più ci si avvicina alla scadenza della promozione, più il costoso diviene il recesso.
L’AGCOM chiarisce che questi costi dovrebbero essere proporzionali rispetto al costo e alla scadenza del contratto, riducendosi all’avvicinarsi della scadenza della promozione, ribaltando pertanto la prassi attuale.
3) Pagamento di rate residue di prodotti o servizi associati al contratto: rispetto a questo tipo di costi l’Autorità ha chiesto alle compagnie di permettere agli utenti di continuare pagare a rate i dispositivi anche dopo la chiusura del contratto, ad oggi comunemente chiesto in un'unica soluzione al termine del contratto.
Le Linee guida fissano anche altre tutele per il consumatore. Ad esempio gli operatori telefonici saranno tenuti a garantire la permanenza del credito residuo non ancora utilizzato al termine del contratto; si legge poi che “nessuna spesa deve essere imputata all’utente indipendentemente dalla sua natura” anche quando si parla di contratti che prevedono un rinnovo tacito, infine l’utente deve poter recedere dal contratto con un preavviso che non deve essere superiore ai 30 giorni.
Il risultato perpetrato dall’AGCOM attraverso questo documento è proprio quello di ridurre al minimo le spese di disdetta dei contratti telefonici fino alla loro eliminazione, non ritenendo corretti i costi che ricadono sul consumatore e ne limitano quindi la possibilità di scelta consapevole.

A tal proposito l’Autorità garante raccoglierà fino a luglio i pareri degli operatori per poi pronunciarsi definitivamente.


Eleonora Angius

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