PENSIONE DI GARANZIA PER I GIOVANI

Il Pension Adequacy Report 2018 con cui la Commissione Europea ha analizzato, tra gli altri, il sistema previdenziale italiano ha confermato che in futuro gli importi delle pensioni saranno sempre più basse.
Appare chiara quindi, la necessità di introdurre una pensione di garanza in Italia.

Con il sistema retributivo, qualora l’assegno pensionistico sia al di sotto del trattamento minimo, il pensionato può avere diritto ad una integrazione. Per il 2018 il trattamento minimo è fissato in 507,42€, che viene riconosciuto in misura intera per coloro che hanno un reddito inferiore a 6.596,46€ (se pensionato solo) o 19.789,38€ (se coniugato). Per cui, se per esempio, un lavoratore con i contributi versati matura una pensione di 400€, lo Stato interviene e versa la differenza di 107,42€.

Il passaggio al sistema contributivo ha rivoluzionato i criteri per il calcolo delle pensioni.
Con questo sistema, la pensione viene determinata in base ai contributi effettivamente maturati. Per definire l’importo, il montante contributivo del lavoratore viene moltiplicato per il coefficiente di trasformazione indicato ogni tre anni dall’INPS. Maggiore sarà il montante contributivo e più alto sarà l’importo della pensione. 
Quindi per avere una pensione soddisfacente bisognerà avere una carriera lavorativa piuttosto omogenea e aver percepito un buono stipendio; questo rappresenta un problema a causa della precaria e difficile situazione lavorativa in cui vivono i giovani d’oggi.
È per questo che risulta fondamentale individuare una soluzione a tale problema.
Il primo passo della nuova riforma delle pensioni, quindi, sarà di introdurre una pensione minima di garanzia anche per coloro che hanno l’assegno interamente calcolato con il sistema contributivo, ossia per chi non ha maturato contributi prima del 1996. La pensione di garanzia rappresenta quindi, l’estensione dell’integrazione al minimo anche per le pensioni calcolate con sistema contributivo.

La pensione contributiva di garanzia, legata agli anni di contributi e all’età di uscita, ha l’obiettivo di garantire l’adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori (o comunque per gli assunti dal 1996) con redditi bassi e discontinui, a carico della fiscalità generale. Un’integrazione al minimo come avviene per il retribuitivo, e l’ipotesi sarebbe quella di 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi, che possono aumentare di 30 euro al mese per ogni anno in più fino a un massimo di mille euro.
Naturalmente - così come per l’integrativo al minimo - anche per la pensione di garanzia verrebbero fissati dei limiti di reddito oltre i quali questa non sarà riconosciuta.
Occorre precisare che questo progetto è stato accantonato e ora spetta al prossimo Governo decidere se attuarlo o se farlo applicando delle modifiche.

 

Dorothy Moira Porcu

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