La riforma della rete ospedaliera della Sardegna

Con un totale di 30 voti favorevoli, 20 contrari e tre astenuti, lo scorso 25 ottobre il Consiglio Regionale ha approvato il nuovo testo che riorganizza la rete ospedaliera della Sardegna.
Le principali novità che interesseranno l’intero assetto ospedaliero sardo, in conformità con gli standard stabiliti dal decreto ministeriale n. 70 del 2 aprile 2015, riguardano il numero di posti letto e il riordino dell’offerta assistenziale.
La riforma prevede un calo da 4905 posti letto pubblici a 4643 (di cui 4101 per acuti e 542 per post acuti), mentre i posti letto negli ospedali privati salgono a quota 1147.
Si tratta di una riforma che, oltre ad essere improntata sulla sicurezza delle cure e sulla qualità e specializzazione dell’assistenza sanitaria, adotta un sistema chiamato “Hub and Spoke”. Infatti, l’assistenza ad alta complessità e specializzazione verrà affidata a due centri d’eccellenza (Hub): l’Azienda Brotzu di Cagliari e l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari, i quali opereranno come i due centri principali dell’Isola in grado di garantire servizi fondamentali di emergenza, accettazione e cardiochirurgia.
Accanto questi due Hub, denominati Dipartimenti di Emergenza e Accettazione di secondo livello (DEA), vi è anche l’ospedale San Francesco di Nuoro che da DEA di primo livello rinforzato è stato elevato al grado di DEA con servizi di secondo livello, per la presenza di un Breast Unit (centro di senologia) e uno Stroke Unit (centro per la cura degli ictus).
Immaginando la nuova rete ospedaliera costruita come un sistema piramidale, immediatamente sotto i due Hub di Cagliari e Sassari, vi sono i DEA di primo livello.
Nel Sud Sardegna, opereranno in collegamento con l’Azienda Brotzu di Cagliari il Policlinico Universitario di Monserrato, l’ospedale Santissima Trinità di Cagliari, il Sirai di Carbonia con il Santa Barbara di Iglesias, il Nostra Signora di Bonaria di San Gavino, l’ospedale San Martino di Oristano e il Nostra Signora della Mercede di Lanusei.
Sono stati riconosciuti come DEA di primo livello, direttamente collegati all’Aou di Sassari, gli ospedali Giovanni Paolo II di Olbia, il Paolo Dettori di Tempio insieme agli ospedali di Alghero e Ozieri.
La riforma tiene conto anche delle caratteristiche territoriali e di collegamento dei presidi ospedalieri cosiddetti di zona disagiata, mantenendo i servizi di pronto soccorso, medicina generale, radiologia e chirurgia nelle strutture ospedaliere di Bosa, Isili, Muravera, Sorgono e La Maddalena. In particolare, la riforma ha mantenuto salvo il punto nascita del Paolo Merlo de La Maddalena (al centro di un lungo dibattito nei mesi scorsi per una sua possibile dismissione), potenziando i servizi con l’aggiunta di 3 posti letto nel reparto pediatrico e di una camera iperbarica.

Valentina Milia

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