Nuovo bando per l'accesso al microcredito

E' stato pubblicato dall'Assessorato regionale del lavoro l’avviso per quanto riguarda la selezione di progetti da ammettere al finanziamento del "Fondo Microcredito"
La selezione è rivolta ai soggetti inoccupati, disoccupati che abbiano concluso i programmi relativi agli avvisi “Imprinting - Servizi per la creazione di impresa”, “Imprinting Diamante Impresa” e “Green & Blue Economy Linea-C” e che intendano avviare nuova iniziativa imprenditoriale in Sardegna o rilevarne una già costituita.
Si precisa che le domande possono essere presentate dai soggetti che intendano avviare l’iniziativa in forma di:
microimprese aventi forma giuridica di ditta individuale, società di persone, società a responsabilità limitata, società cooperative (diverse dal punto successivo) operanti nei settori ammissibili (cfr. art.4);
cooperative (di tipo A e B) operanti nei settori ammissibili;
piccole imprese operanti nei settori ammissibili;
lavoratori autonomi, associazioni o società di lavoratori autonomi e/o liberi professionisti che alla data della presentazione della domanda siano titolari di partita IVA. I liberi professionisti dovranno essere iscritti agli ordini professionali o aderenti alle associazioni professionali iscritte nell’elenco tenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi della L. 4/2013 e in possesso dell’attestazione rilasciata ai sensi della stessa legge.
Ciascuna iniziativa imprenditoriale selezionata sarà realizzata tramite la concessione di un microcredito, compreso tra un minimo di 5.000 euro e un massimo di 25.000 euro a tasso zero.
Le domande di accesso al Fondo possono essere presentate esclusivamente online compilando i moduli presenti sul sito internet della Regione Autonoma Sardegna
Le domande per avere accesso al fondo devono essere presentate dal 10/10/2018 al 31/03/2019.

 

 

Viola Coa

Addio alla plastica monouso dal 2021

Addio alla plastica monouso dal 2021
La lotta dell’UE all’inquinamento da prodotti di plastica. Costituiscono oltre il 70% dell’inquinamento acquatico.

Dal 2021 diremo addio alla plastica monouso.
È quanto stabilito il 24 ottobre dal Parlamento Europeo che ha votato contro l’utilizzo di alcuni prodotti che usiamo abitualmente. Ora non resta che attendere la decisione del Consiglio che potrebbe modificare considerevolmente le abitudini dei consumatori.
Numerosi prodotti che abitualmente compriamo al supermercato come piatti, bicchieri, cannucce verranno, laddove possibile, sostituiti con materiali ecocompatibili.
Risaputo infatti che i rifiuti derivanti dalla plastica costituiscono oltre il 70% dei rifiuti che inquinano i nostri mari, la Commissione europea si era già espressa circa la possibilità di vietare l’utilizzo di certi prodotti.
Ebbene ora spetta ai governi nazionali adeguarsi e sfruttare le potenzialità del riutilizzo, del compostaggio dei rifiuti organici, nel quale il nostro Paese si distingue già come leader in Europa. L’Italia in questo può vantare un certo vantaggio dato che già da tempo non si trovano più in commercio bastoncini cotton fioc e shopper di plastica, sostituiti da materiali biodegradabili, così come i cosmetici contenenti microplastiche.
Tuttavia le aspettative definite dall’UE sono ben più impegnative e piani nazionali dovranno prevedere entro il 2025, un aumento del materiale riciclato per sopperire a quei prodotti di plastica che non possono essere sostituiti da materiali organici, come in molti casi i contenitori di alimenti.
La lotta dell’Unione Europea riguarda anche i mozziconi di sigaretta e gli attrezzi da pesca perduti in mare.
I produttori di tabacchi dovranno ridurre la plastica contenuta in essi del 50% entro il 2025 e dell’80% entro il 2030 e farsi carico dei costi di trattamento e raccolta, così come i produttori di articoli da pesca che da soli costituiscono ben il 27% dei rifiuti che si trovano sulle spiagge europee.
Sarà ora fondamentale la capacità degli Stati membri di adottare strategie capaci di invertire le abitudini, oramai consolidate dei consumatori.

 

Eleonora Angius

Le clausole vessatorie

Negli ultimi anni, è sempre più frequente il fenomeno di proposta di servizi e acquisti somministrati a distanza, per esempio telefonicamente, o al di fuori dei locali commerciali, attraverso moduli e formulari, per i quali l’adesione da parte del cliente è quasi automatica. I contratti che derivano da tali pratiche spesso nascondono clausole che svantaggiano fortemente il cliente/consumatore. Queste clausole, sono le cosiddette clausole vessatorie, le quali creano uno squilibrio di diritti e obblighi che gravano in capo al contraente più debole, ovvero il consumatore.
Tale gravosità, ma anche la facilità di adesione a tali tipologie contrattuali, sono state riconosciute dal legislatore che offre una disciplina specifica, per garantire una maggior tutela al contraente debole. In tal senso, le clausole contrattuali considerate e accertate come vessatorie, sono nulle, ovvero non producono nessun effetto, ma il contratto resta valido senza di esse.
Per identificare le clausole considerate vessatorie è necessario, in primo luogo, che esse siano messe per iscritto, oppure non avrebbero nessuna valenza, ovvero solo se scritte tra le clausole del contratto imporrebbero condizioni al contraente; in secondo luogo, si tiene conto della natura del bene o del servizio oggetto del contratto, sulla base delle circostanze esistenti al momento della sua conclusione, delle altre clausole contenute nello stesso contratto, ovvero in altro contratto ad esso collegato (art. 34, c. 1).
Vi sono altri criteri per identificarle, che possono aiutare il cliente/consumatore nella loro identificazione, al fine di poter dimostrare la sua posizione di debolezza rispetto all’altra parte. Le clausole vessatorie sono quelle che escludono o limitano: la responsabilità per il professionista, qualora il prodotto per sua omissione arrechi un danno al consumatore; azioni e diritti del consumatore nei confronti del professionista inadempiente; la compensazione di un debito che il consumatore ha nei confronti del professionista, avendo a sua volta un credito nei confronti dello stesso. Altri casi in cui una clausola possa considerarsi vessatoria sono, per esempio:
La previsione di poter estendere l’adesione del consumatore che non ha avuto, di fatto, la possibilità di conoscere prima di aver concluso il contratto;
la previsione di un impegno definitivo da parte del consumatore, subordinando l'esecuzione della prestazione del professionista ad una condizione dipendente unicamente dalla sua volontà;
il riconoscimento solo al professionista di poter recedere dal contratto;
la previsione di permettere che il professionista trattenga una somma di denaro versata dal consumatore in caso di recesso o quando il contratto non venga concluso, senza prevedere il diritto del consumatore ad esigere dal professionista il doppio della somma, qualora quest'ultimo non concluda o receda dal contratto;
il riconoscimento al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso, tranne nel caso di giusta causa;
la possibilità che il professionista aumenti il prezzo del bene o del servizio senza che il consumatore possa recedere se il prezzo finale è eccessivamente elevato rispetto a quello originariamente convenuto, ecc.

Raffaela Mereu

Progetto Servizio Civile 2018

 

Bando per la selezione di n. 28.967 volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile nazionale in Italia e all’estero. Scadenza 28 settembre 2018.

Il termine per l’invio delle domande via PEC o a mezzo raccomandata A/R è fissato al 28 settembre 2018. In caso di consegna della domanda a mano il termine è fissato alle ore 18.00 del 28 settembre 2018.

 

 

Modalità di invio delle domande

La domanda di partecipazione, indirizzata direttamente all'ente che realizza il progetto, deve essere inviata allo stesso entro e non oltre il 28 settembre 2018.

Il termine per l’invio delle domande è fissato al 28/09/2018 per cui possono essere accolte le domande spedite con raccomandata o tramite PEC entro le ore 23:59 del 28/09/2018

Il termine “l'invio" significa che è considerato valido il timbro dell'Ufficio Postale di invio della domanda o l’orario di spedizione della PEC e non la data di ricezione presso l'Ente.

Resta inteso che qualora si utilizzi la PEC il mittente deve accertarsi del buon esito della stessa che si evince dalla ricezione non solo del messaggio contenente data e ora di spedizione, ma anche dalla ricezione del messaggio indicante che la PEC  è stata consegnata al destinatario.

In caso di consegna della domanda a mano il termine è fissato alle ore 18.00 del 28 settembre 2018.

Le domande inviate oltre il termine stabilito non saranno prese in considerazione.

Le domande devono essere presentate esclusivamente secondo le seguenti modalità:

·         ·         1.     a mezzo "raccomandata A/R";

·         ·         2.     a mano;

·         ·         3.     con Posta Elettronica Certificata (PEC) di cui è titolare l'interessato avendo cura di allegare tutta la documentazione richiesta in formato pdf. La domanda inviata tramite PEC dovrà indicare come oggetto della mail "Domanda di partecipazione Bando Servizio Civile 2019". Si prega di inviare tutto il materiale allegato in un unico file.

*ATTENZIONE: Con il dominio gratuito "@postacertificata.gov.it" è possibile inviare comunicazioni soltanto agli enti pubblici.

E' possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto di Servizio Civile Nazionale. La presentazione di più domande comporta l'esclusione dalla partecipazione a tutti i progetti inseriti nei bandi innanzi citati.

 

Sede

Dove si svolge

Sede protocollo

Orario protocollo

N. volontari

Domanda

FEDERCONSUMATORI SARDEGNA

CAGLIARI

Viale Monastir, 15 – 09122 – CAGLIARI

 

Da LUNEDI a VENERDI dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00

6

(vedi allegato SARDEGNA)


Progetto " CONSUMIAMO INFORMATI" (vedi allegato " CONSUMIAMO INFORMATI")

N.B. Prendere visione del testo del bando tramite il link riportato qua sotto.

http://www.federconsumatori.it/ProgettoServizioCivile201809.asp 

COSTI DI RECESSO E CAMBIO GESTORE IN TELEFONIA Le nuove regole stabilite dall’AGCOM

Ad alcuni sarà capitato di voler cambiare operatore telefonico dopo aver visto una promozione più conveniente o semplicemente più adatta alle nostre esigenze, ma di aver poi cambiato idea venendo a conoscenza degli alti costi per il recesso anticipato dal contratto.
Ebbene: l’Autorità garante per le comunicazioni (AGCOM) ha realizzato nuove linee guida sul tema dei costi di recesso, con l’intenzione di abbattere queste spese a carico del consumatore.
Innanzitutto individuare i costi quando si intende cambiare operatore telefonico è quasi sempre molto difficile. Spesso l’utente, attratto in un primo momento da promozioni convenienti, resta vincolato per un periodo di tempo piuttosto lungo, trovandosi poi ad affrontare spese ingiustificate nel momento in cui chiede il recesso anticipato dal contratto.
L’AGCOM ha chiarito la sua posizione (già emersa da due recenti provvedimenti nei confronti di Tim e Fastweb) facendo presente, le criticità legate a tale fenomeno.
Nello specifico, nel documento possiamo leggere che gli operatori imputerebbero “costi di recesso non commisurati al valore del contratto e alle reali spese sostenute per la disattivazione del contratto e alle reali spese sostenute per la disattivazione della linea e trasferimento ad altro operatore”.
MA QUALI SONO I COSTI CONTESTATI DALL’AUTORITÀ?
1) I costi di recesso di base: l’anomalia di questo tipo di costi risiede nel fatto che questi dovrebbero essere commisurati al costo effettivamente sostenuto dall’operatore nelle operazioni di recesso e al valore residuo del contratto telefonico. La modalità attuale delle compagnie telefoniche sembra invece andare in un’altra direzione, in quanto vengono applicati dei costi fissi per il recesso e l’utente che chiude il contratto, si trova addebitato un costo che può andare dai 50 agli 80 euro; costi che secondo l’autorità, sono ben più alti di quelli sostenuti dall’operatore.
2) I costi di disdetta prima della scadenza di una promozione: questo costo può diventare il più gravoso per l’utente che ha deciso di attivare un contratto, spinto dalla convenienza di una promozione. Alla chiusura del contratto prima della scadenza della promozione attivata, gli operatori chiedono il pagamento, non solo delle rate residue al termine della promozione, ma anche la somma corrispondente allo sconto percepito fino a quel momento. Dunque più ci si avvicina alla scadenza della promozione, più il costoso diviene il recesso.
L’AGCOM chiarisce che questi costi dovrebbero essere proporzionali rispetto al costo e alla scadenza del contratto, riducendosi all’avvicinarsi della scadenza della promozione, ribaltando pertanto la prassi attuale.
3) Pagamento di rate residue di prodotti o servizi associati al contratto: rispetto a questo tipo di costi l’Autorità ha chiesto alle compagnie di permettere agli utenti di continuare pagare a rate i dispositivi anche dopo la chiusura del contratto, ad oggi comunemente chiesto in un'unica soluzione al termine del contratto.
Le Linee guida fissano anche altre tutele per il consumatore. Ad esempio gli operatori telefonici saranno tenuti a garantire la permanenza del credito residuo non ancora utilizzato al termine del contratto; si legge poi che “nessuna spesa deve essere imputata all’utente indipendentemente dalla sua natura” anche quando si parla di contratti che prevedono un rinnovo tacito, infine l’utente deve poter recedere dal contratto con un preavviso che non deve essere superiore ai 30 giorni.
Il risultato perpetrato dall’AGCOM attraverso questo documento è proprio quello di ridurre al minimo le spese di disdetta dei contratti telefonici fino alla loro eliminazione, non ritenendo corretti i costi che ricadono sul consumatore e ne limitano quindi la possibilità di scelta consapevole.

A tal proposito l’Autorità garante raccoglierà fino a luglio i pareri degli operatori per poi pronunciarsi definitivamente.


Eleonora Angius

Federconsumatori Sardegna

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